Saikalis Bay Foundation presenta

SHIFTING CROSSROADS

Beirut Contemporary

23 marzo – 3 luglio 2026

CIRCOLO

📍 Milano, via della Spiga 48

Anteprima stampa: 23 marzo 2026 | ore 12:00

Opening: 23 marzo 2026 | 18:00 - 20:30

Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari.

Locandina di SHIFTING CROSSROADS | Beirut Contemporary
Still di Waiting for the Barbarians, 2013, di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige. Copyright degli artisti

Saikalis Bay Foundation presenta, da lunedì 23 marzo 2026, la collettiva Shifting Crossroads | Beirut Contemporary, dedicata all’esplorazione di Beirut come vibrante crocevia del Mediterraneo: un luogo di incontri, scambi culturali e continuità, dove le storie si stratificano e vengono reimmaginate attraverso la pratica artistica, tra tempo e memoria, archivio e luogo, visibile e invisibile, in un dialogo continuo fra presenza e assenza.

La mostra presenta opere con medium diversi, da opere su carta e banner in PVC di recupero, a sculture in ceramica e porcellana, foto, video e pratiche intime e stratificate di Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari.

Beirut emerge come città-palinsesto e crocevia culturale, dove il passato rimane leggibile e nuovi linguaggi prendono forma. I confini non sono intesi come linee stabili, ma come “faglie” e geografie in costante movimento: zone di frattura e ricomposizione dove identità, lingue e racconti convergono, si sovrappongono e si ricompongono, aprendo possibilità di scambio, incontro, ascolto e continuità.

La mostra attraversa delle dinamiche di potere e delle ridefinizioni geopolitiche: dalla tarda epoca ottomana al periodo post-ottomano, fino al Trattato Franco-Britannico di Sykes–Picot (1916) per la ripartizione delle sfere d’influenza in Medio-Oriente e al mandato francese sul Libano (1920). Prima ancora l’ispirazione storica proviene dalla Berytus romana e dalle scuole di pensiero pre-bizantine, nonché dai rapporti con la Repubblica di Venezia e la corte dei Medici a Firenze.

Gli artisti trattano i confini come questioni aperte, dove memoria, politica e storie personali restano vive. Non per “risolvere” il passato, ma per trasformare le fratture in soglie da cui immaginare nuove connessioni, solidarietà e futuri condivisi ancora in formazione.